Se proviamo a chiedere ad un qualsiasi atleta (sia che questo non conosca le tecniche di allenamento mentali o, a maggior ragione, le conosca) quale sia stata la sua performance più bella e perchè, questi ci risponderà in modo esauriente circa quali fossero le sue precise sensazioni prima, durante e dopo la gara, nonché di come fosse l'ambiente, di quanto pubblico c'era e si ricorderà anche qualche volto che gli sarà rimasto impresso nella mente, in seguito a determinate sensazioni personali che ha avuto. Possiamo affermare, quindi, che queste non possono essere che sensazioni altamente positive e che gli rimarranno scolpite nella memoria. Ma cosa è successo all'interno del suo status? L'atleta ha sperimentato delle sensazioni altamente gratificanti, nuove, mai percepite prima di allora, che hanno reso quella esperienza di gara… diversa da tutte le altre. In una gara di questo tipo, ovvero una gara che rappresenta per l' atleta la sua migliore prestazione, intervengono degli status come flow (status in cui si è immersi in ciò che stiamo facendo, dove tutto il resto passa in secondo piano, possiamo definirlo come l'esperienza ottimale che da motivazione e grande soddisfazione) e peak performance ( una prestazione superiore allo standard individuale ed è caratterizzata da forti contenuti emozionali di gioia e di profondo appagamento). Individuare questi aspetti della gara di un atleta è fondamentale affinché si possa essere in grado, al momento opportuno, di ricreare le condizioni mentali, in modo che l'atleta possa ri-sperimentare uno stato di Flow con la conseguente maggior probabilità di effettuare poi una Peak Performance, attraverso la visualizzazione, la concentrazione, la propriocettività e l' allenamento ideomotorio. Quando concludiamo l'incontro, qualsiasi sia stato l'esito del risultato, vinto o perso, fatto sta che l'adrenalina inizia velocemente a calare. Bisogna tuttavia cercare di fissare in mente non tanto il risultato o la prestazione, quanto invece tutte quelle sensazioni, visive, olfattive, tattili, acustiche che ci hanno stimolato nel gesto atletico. Successivamente , non appena troviamo un attimo per noi, per esempio sotto la doccia, iniziamo automaticamente a rivedere le fasi salienti dell'incontro ed a cercare di classificarle in bene o in male, come per chiudere un capitolo. In questi momenti dobbiamo evitare di essere troppo critici con noi stessi: dovremmo invece cercare di farci sempre e solamente una sola domanda: ho dato il meglio di me stesso? Riconoscendo di averlo fatto oppure no, l'esperienza insegna che "il massimo"… prima o poi lo si impara a dare e, se riconosciamo di averlo fatto, dobbiamo quindi giungere alla serenità, in qualunque caso, senza dare troppa importanza all' esito finale. |