Pubblicista, lavora come addetto alla gestione dell’Archivio storico- iconografico e documentale della Polizia di Stato, nonché ricercatore, dedicandosi spesso a disamine sulle fonti riguardanti la Polizia italiana a cui ha affiancato studi uniformologici. Già laureato in Scienze Politiche indirizzo...[continua...]
La visita del Duce a Terni era stata presentata come una giornata storica per la città, infatti il Duce nel suo discorso volle ratificarne l’importanza come centro amministrativo e propulsivo dell’Umbria, e che era stata per questo, grazie a Lui, elevata a Provincia del Regno. In questa valutazione rientrava la valle del Nera, diventata - come notava la stampa locale - l’asse della Provincia, il perno su cui roteavano le maggiori possibilità, gli elevati traguardi ai quali Terni poteva assurgere; il letto nel quale si adagiava tutta la ricchezza industriale della zona.
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LA CERIMONIA A TERNI
Il Capo del Governo, ormai giunto alle porte di Terni, trovò ad attenderlo, oltre alla popolazione festosa per l'evento, anche una nutrita delegazione di Orvieto, capitanata dal Podestà cav. Brizi. L'incontro avvenne alla Casa del Fascio; l'antico Palazzo Mazzancolli, divenuto sede del Fascio, ospitava il Duce nel salone, ove il Segretario Federale, prof. Marchini, rivolgendosi allo stesso disse:
Duce, ho l'onore di presentarvi i 51 segretari politici della Provincia, i 70 Presidenti delle sezioni Combattenti, nonché i dirigenti provinciali del partito, dei Fasci Giovanili di Combattimento e dell'Associazione Mutilati. Sono i rappresentanti di quasi 15.000 organizzati che hanno qui nella casa del Fascio la sede delle loro organizzazioni e che hanno nel Segretario Federale il comandante unico. Come vedete, o Duce, nella nostra Provincia, tra fascisti vecchi e giovani, combattenti e mutilati, c'è veramente un corpo solo, e un'anima sola. Corpo e anima sono a vostra disposizione, o Duce.
Il Duce rispose scandendo le parole:
Voi siete le gerarchie del Regime: dei mutilati che hanno i segni del valore nelle carni, dei fascisti e dei combattenti che sono alla base della Nazione. Faccio un elogio al Segretario Federale: seguitelo lealmente, schiettamente, sinceramente, perché il Fascismo ternano possa restare all'altezza del Fascismo italiano.
Il Duce veniva rassicurato dal prof. Marchini, sui rapporti che intercorrevano tra la Federazione Fascista e il popolo dicendo: "Si vede che voi avete compreso perfettamente come tra Fascismo e popolo lavoratore non deve esservi distanza alcuna". Visitate le sedi dei Combattenti e dei Mutilati e dei Fasci Femminili, che erano locate nella Casa del Fascio, Mussolini si recò al Municipio, dove nella sottostante piazza Vittorio Emanuele si accalcava una folla immensa ansiosa di udirne la parola. La stampa insisteva sul fatto che si presentava ai tanti partecipanti uno straordinario colpo d'occhio. Il Capo del Governo effettuò la premiazione dei "fedeli della terra" e dei lavoratori dell'industria; poi con benevolenza raddoppiò di sua iniziativa i premi in denaro assegnati. Un triplice squillo di tromba "tagliente e vivace", venne lanciato a premiazione terminata, come annuncio che il Duce stava per affacciarsi per parlare al popolo ternano. "Latina Gens" scriveva: "Ecco comparire sul balcone del Municipio, la figura maschia del Duce": al suo fianco il generale Ghersi, Commissario del Comune, e il Prefetto, comm. Le Pera. Il grido di "Duce, Duce" si sollevò tra i tanti che gremivano la piazza e le vie che da essa si diramavano, uno scrosciante applauso lo accompagnava.