Andrea Liberati del Comitato referendario per " Terni nel Lazio " non crede affatto che i politici umbri riescano a mettere mano al riordino territoriale della regione : " non occorre essere Cassandra per capire che si tratta di un decreto in grado di disintegrare l'Umbria nel giro di 70 giorni, quelli necessari al cosiddetto riordino che, imposto per legge, scatenerebbe l'ostilità di intere popolazioni site nel perugino contro il tentativo di deportarle sotto la provincia di Terni, generando una vera e propria balcanizzazione dell'Umbria ".
Liberati rimprovera alle classi dirigenti locali di aver " dormito " per 70 anni " consentendo che Terni subisse di tutto a partire da un confine provinciale , a Strettura, a soli cinque chilometri dalla città, ora, in 70 giorni ci si vorrebbe muovere come elefanti nella cristalleria di una consolidata identità culturale regionale ".
Andrea Liberati non ha dubbi : " i ternani hanno capito che l'Umbria non ha futuro e l'improbabile riordino non sarebbe nemmeno gratis. I flussi economici e finanziari di un qualche interesse resteranno a Perugia "
" Arrivederci Umbria, afferma Liberati , vogliamo Terni come seconda città del Lazio, nel quadro un'alleanza strategica con Viterbo e Rieti " .
La raccolta firme, che ha superato quota 1.300 , prosegue . E da lunedi 30 luglio , e per tutto il mese di agosto , i referendari saranno presenti in Largo Villa Glori dalle ore 11 alle 13 e dalle ore 18 alle 20