il primo cittadino aveva da tempo anche evitato di far assumere dal Comune il proprio segretario particolare
La verità di Leopoldo Di Girolamo, il sindaco di Terni, quando parla di risparmi per quanto riguarda il «suo» costo della politica è solo parziale. Lui davvero ha detto che avrebbe rinunciato ai 5400 euro lordi previsti dalla sua carica di sindaco ma nessuno aveva sottolineato che aveva anche rinunciato al proprio «assistente», quello che tutti chiamano capo di gabinetto politico, una figura che avrebbe dovuto raccordare la sua attività politica nella città. Una figura il cui mantenimento era anche superiore all'indennità di sindaco anche perché si devono considerare sia lo stipendio che gli oneri riflessi, poi le spese generali, quelle per i trasporti e i telefonini del segretario particolare. Leopoldo Di Girolamo si è affidato alla struttura comunale esistente, che è di qualità e rodata da tanti anni, senza apportarvi elementi di novità, agendo in maniera molto diversa da quello che per esempio accade a Narni dove il sindaco Stefano Bigaroni, pur amministrando una città molto meno importante, si avvale di una struttura personale che negli anni è costata moltissimo. O in Provincia dove a suon di migliaia di euro si mantiene una struttura sovradimensionata