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    Pubblicista, lavora come addetto alla gestione dell’Archivio storico- iconografico e documentale della Polizia di Stato, nonché ricercatore, dedicandosi spesso a disamine sulle fonti riguardanti la Polizia italiana a cui ha affiancato studi uniformologici. Già laureato in Scienze Politiche indirizzo... [continua...]

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    IL FASCISMO A TERNI - (pt. 38)

    10 Febbraio 2012 17.50 - di Roberto Rago - Fonte: Terni in rete - cod.319542

    Rubriche / Un gendarme della memoria :: IL FASCISMO A TERNI - (pt. 38)

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     I giovani erano per il Fascismo “la pura linfa che anima la ricorrente primavera della Patria”. La migliore certezza del futuro fascista era nelle nuove generazioni, le quali erano esenti da tabe di vecchie mentalità e di utopie: “come dalla cupidigia partigiana e dalla camorra settaria”. L’idealità per il fascismo era sinonimo di giovinezza, giovinezza di spirito, di forza, di volontà, tanto da affermare che la giovinezza apparteneva per una sorta di diritto naturale al Fascismo, e il fascismo alla giovinezza. Gli educatori legittimi della gioventù erano i genitori, cioè la famiglia, la Chiesa, la scuola e lo Stato medesimo.

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    RIVOLUZIONE FASCISTA E SCUOLA

    LA SCUOLA E L'O.N.B. TERNANA
    L'ONB, era un'organizzazione che il Fascismo aveva voluto affiancare alla scuola perché quest'ultima divenisse una caserma dove si fabbricavano i bambini-soldato. Il Fascismo rivolse la sua nuova educazione ai giovani poiché - come riportava "L'Assalto" - si era convinti che alla gioventù si fossero sempre "rivolti gli apostoli e i propugnatori di ogni alta idea". La giovinezza era considerata ricca di potenze guidabili, di entusiasmo da tesaurizzare, di generosità da volgere a buona causa. "Quando appunto il fusto è pieghevole, si può guidarlo con un sostegno forte e diritto, che sia appoggio fermo per l'ascesa e per l'accrescimento; quando la pianta è giovane, è utile coltivarla con ogni cura in attesa di frutti immancabili". I giovani erano per il Fascismo "la pura linfa che anima la ricorrente primavera della Patria". La migliore certezza del futuro fascista era nelle nuove generazioni, le quali erano esenti da tabe di vecchie mentalità e di utopie: "come dalla cupidigia partigiana e dalla camorra settaria". L'idealità per il fascismo era sinonimo di giovinezza, giovinezza di spirito, di forza, di volontà, tanto da affermare che la giovinezza apparteneva per una sorta di diritto naturale al Fascismo, e il fascismo alla giovinezza. Gli educatori legittimi della gioventù erano i genitori, cioè la famiglia, la Chiesa, la scuola e lo Stato medesimo.
    Lo Stato - commentava "L'Assalto" - non può disinteressarsi del genere di educazione che viene impartita ai futuri cittadini e soldati: lo Stato che ha una coscienza ed una volontà, una missione ed una responsabilità nel legame delle varie generazioni, deve vigilare sulla formazione mentale e spirituale della gioventù, poiché questa è il materiale vivo e più prezioso di cui si costituisce e, rinnovandosi, s'accresce la sua vita, la sua potenza, la sua fortuna di fronte alle altre nazioni forti ed organizzate per la gara e per la lotta della prosperità e del primato nel mondo. Non è possibile, infatti, formare la grandezza civile in pace, se i cittadini non sono disciplinati, concordi e operosi nella legge patria, non realizzano la solidarietà tra le classi e la loro partecipazione viva alle sorti dello Stato. Non è possibile effettuare le grandi e coraggiose imprese nazionali, se i cittadini non possiedono una chiara coscienza ed una forte volontà di razza, non hanno spirito di dedizione e di sacrificio, e amore per l'alta e nobile missione. Lo Stato fascista bene a ragione, adunque, inquadra ed educa, secondo il suo spirito di nuova italianità i giovani, ed integra con mezzi propri l'opera della famiglia della scuola e fin anche della Chiesa.

    Ecco i motivi e lo scopo per il quale era stata istituito l'Ente morale dell'ONB per l'assistenza e per l'educazione fisica e morale della gioventù (legge del 3 aprile 1926 n. 2247). L'articolo primo del regolamento tecnico-disciplinare per l'esecuzione della citata legge così recitava: "La Milizia Avanguardie e Balilla è destinata a preparare i giovani, fisicamente e moralmente, in guisa da renderli degni della nuova norma di vita italiana". Il reclutamento dei giovani era volontario, ma il loro inquadramento era di tipo militare, perché dopo un periodo non breve di scarsa disciplina familiare, sociale e nazionale si rendeva necessario, secondo il Regime, richiamare i giovani all'indiscusso rispetto dell'autorità e della gerarchia, all'amore per l'azione ordinata e solidale, allo spirito dell'organizzazione e dell'impresa collettiva, le quali esigevano "in alcuni la capacità del comando e della responsabilità, in altri la virtù dell'obbedienza e del sacrificio". I compiti dell'istituzione Avanguardie e Balilla erano pressoché simili.
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