" Qualunque cosa accada ti amerò sempre, te l'ho promesso quando sei nato , figlio mio, qualunque cosa accada ti amerò sempre " . E' il messaggio di speranza che prevale, nonostante tutto , alla fine del bellissimo film del giovane regista canadese, Denis Villeneuve, pressocchè sconosciuto da noi. Nonostante gli orrori di una guerra terribile come sa essere una guerra di religione. " Niente è più bello dell'essere insieme " , scrive Nawal Marwan la protagonista, la bravissima, Lubna Azabal.
Un pugno nello stomaco dello spettatore occidentale per il quale la guerra comincia ad essere un ricordo lontano e la guarda con occhio distratto nei notiziari televisivi. Ma la guerra c'è in tanti angoli del mondo, a noi anche prossimi, con le sue vittime, le sue brutalità, le sue ingiustizie, come se ci fossero guerre giuste. Ci sono e ci sono state. E il film in questione, La donna che canta, fa riferimento ad una sanguinosissima guerra civile che ha distrutto il Libano ( il paese mediorientale non è mai nominato nella pellicola di Villeneuve ma il cuore della storia è lì ) tanto che proprio una delle scene iniziali vede un rifugiato palestinese ( di Sabra e Chatila? ) amante della protagonista, la cristiana Nawal Marwan, fatto fuori dai fratelli di lei. Solo il sangue può lavare un'onta simile. E da quel momento inizia la tragedia di Nawal che verrà raccontata attraverso i ricordi delle persone che l'hanno conosciuta, alla figlia che è andata a ricostruire la vita di una madre che non conosceva affatto. La nostra Nawal, della quale è impossibile non innamorarsi, tradirà la sua parte per vendicare proprio quell'amore ucciso in fretta dai suoi fratelli e, a sua volta, si macchierà di un delitto eccellente che la condurrà nell'inferno di un carcere. Quindi, per sua fortuna, all'esilio nel lontanissimo e tranquillo Canada. Dopo aver subito tutte le brutalità possibili. " E adesso vediamo se canti " le rovescia addosso il suo aguzzino. Nawal , infatti, per coprire le grida di altre sfortunate sottoposte a tortura, cantava. E per tutti, nel carcere, era diventata " la donna che canta " . Il film è ambientato sullo sfondo di rovine fumanti di un paese diviso dove non si esita a sparare alle spalle di una bambina la cui unica colpa è essere di religione musulmana, in una delle sequenze più drammatiche .
Tutto si muove dopo la morte di Nawal la quale lascia scritto nel testamento , ai suoi figli, che il loro padre è vivo e che hanno anche un fratello. E li devono cercare se vorranno seppellirla in pace. Ed è ciò che, con qualche titubanza, decideranno di fare. Scoprendo una realtà che non conoscevano ma , soprattutto, una scioccante verità.
E' uno di quei film che non si dimentica. Era candidato all'Oscar come miglior film straniero, poi vinto da " In un mondo migliore " , di Susanne Bier, altro film da non mancare assolutamente. E' l'adattamento di una piece teatrale, Incendies. Chi non l'ha visto al cinema può rimediare in DVD. Cecchi Gori home video, infatti, l'ha appena distribuito in versione noleggio. Da non perdere. |