| Cinque arresti sono stati eseguiti questa mattina nell'ambito di un'operazione condotta dai carabinieri del Noe di Perugia e da quelli per la tutela dell'ambiente, coordinati dalla procura di Terni, che ha permesso di disarticolare un'organizzazione, costituita in Umbria e Lazio, dedita al traffico illecito di rifiuti speciali costituiti da batterie al piombo esauste. Quindici complessivamente gli indagati e quattro le aziende coinvolte. Nell'indagine, denominata 'Piombo' e coordinata dal procuratore di Terni Fausto Cardella, sono stati ipotizzati i reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, falso e altri addebiti di natura ambientale. A carico degli arrestati - tre italiani, un albanese e un romeno - sono state eseguite ordinanze di custodia cautelare disposte dal gip Maurizio Santoloci. Provvedimenti eseguiti dai carabinieri del Noe di Perugia, di Roma e del reparto operativo tutela ambiente, con il supporto dell'Arma territoriale di Terni, Subiaco, Tivoli ed Aprilia. Durante l'operazione sono state eseguite anche diverse perquisizioni domiciliari e presso le aziende che hanno portato al sequestro delle batterie stoccate presso i centri di raccolta, nonchè di numerosi documenti ritenuti utili alle indagini. Circa 8 mila tonnellate di batterie sono state smaltite illecitamente in un anno, con un profitto stimato in 500 mila euro, dall'organizzazione. Personaggio considerato centrale dagli investigatori è un romano risultato già inquisito che, secondo i carabinieri, si avvaleva della collaborazione degli stranieri per ritirare presso numerose autofficine le batterie al piombo esauste, rilasciando ai titolari copia di formulari di identificazione rifiuto risultati falsi. Sia la ditta di trasporto sia il sito di destinazione, effettivamente esistenti, erano risultati estranei ai fatti per non averli mai ricevuti. Secondo i carabinieri l'indagine ha svelato tutta la presunta fase affaristica, realizzata attraverso la cooperazione di produttori, trasportatori e gestori di centri di rottamazione e raccolta di rifiuti, i quali modulavano i flussi dei rifiuti pericolosi da autofficine e ricambisti del centro Italia verso centri di rottamazione e raccolta di rifiuti della provincia di Roma e Latina, attraverso la sistematica falsificazione anche dei registri di carico e scarico, di documentazione e fatture, dichiarandoli rottami ferrosi. |