Le espressioni del viso che ci accompagnano per anni tracciano una vera e propria carta della personalità. Ogni emozione, sia dispiacere o felicità ci scorre addosso con l’incisività di uno scalpello sul gesso. Ogni ombra o ruga del nostro volto ha una sua storia da raccontare e una sua ragione per trovarsi proprio lì. Riconosciamo almeno tre cause della formazione di altrettanti tipi di rughe. La prima ineluttabile causa delle rughe è l’età anagrafica che provoca le cosiddette rughe gravitazionali. Queste compaiono quando le fibre elastiche del derma e i fasci di collagene si indeboliscono e non contrastano più efficacemente la forza di gravità. La seconda è il sole che con le radiazioni UV è responsabile della “tela di ragno”, e precisamente di quelle rughe, dette attiniche che conferiscono alla pelle il tipico aspetto pergamenato. Vogliamo rifletterci un momento prima di sottoporci a sedute continue di raggi abbronzanti? Arriviamo poi alle rughe d’espressione, delle increspature che si formano a causa delle contrazioni dovute alla mimica del volto. Queste mentre in gioventù sono transitorie, intorno ai trent’anni invece cominciano ad essere indelebili. Le zone più interessate dalle rughe d’espressione sono la fronte, l’area tra le sopracciglia, e l’angolo esterno degli occhi, dove si forma la raggiera di solchi che chiamiamo “zampe di gallina”. Ed è qui dove la vita lascia il segno, anni di sguardi accigliati e fronte corrugata dalle preoccupazioni sgualciscono il tessuto epidermico, lasciando il viso segnato e invecchiato. Tanto più che spesso l’espressione che le rughe conferiscono al volto trasmettono false emozioni e stati d’animo. Un volto troppo marcato dalle rughe appare spento, a volte torvo o aggrottato, adirato o triste, insomma, non certo piacevole. Mai passati davanti ad uno specchio chiedendovi di chi sia quel viso irriconoscibile se confrontato con l’immagine che abbiamo in ricordo di noi stessi? Bene, questo è un volto che ha vissuto al quale si può volendo, iniettare farmaci, tirarlo per le orecchie, riempirlo dove vuoto e vuotarlo dove troppo pieno. Scelte a volte motivate. A volte pazzesche. Certo la paura di soluzioni troppo drastiche, invasive o costose scoraggia gran parte delle persone che almeno una volta hanno valutato la possibilità di ricorrere al chirurgo per ritrovare la freschezza del viso. Oggi, per le persone che ritengono che le rughe esercitino un impatto negativo sulla loro qualità di vita, preferiscono soluzioni meno invasive. Microiniezioni di acido Jaluronico, la nostra sostanza fondamentale e quindi fisiologicamente accettata dal corpo. Oppure il botulino, quello utilizzato in campo estetico è la forma purificata di una tossina prodotta dal batterio Clostridium botulinum. L’effetto dell’inoculazione della tossina impedisce temporaneamente la contrazione impedendo così gli spasmi muscolari eccessivi o viziati dall’abitudine di contrarre i muscoli facciali, che sono i maggiori responsabili delle rughe d’espressione. I risultati sono ottimi ma l’espressione risulta un po’ ingessata. Noi utilizziamo l’elettroporazione, un’alternativa che permette la penetrazione di sostanze attive in profondità. Una serie di iniezioni senz’aghi. Allettante vero? Una caratteristica aggiuntiva in positivo è che il principio attivo assorbito, oltre che ad agire nel solco della ruga, arriva per espansione a dare beneficio alla zona circostante con un notevole effetto rimpolpante. Inoltre con l’elettroporazione si tratta oltre che la zona danneggiata dalla ruga, l’intero viso, collo e decolleté. Quindi essendo tutto il tessuto arricchito di sostanze vitali e benefiche si ottiene, oltre che ad una diminuzione della profondità del solco delle rughe, anche un ringiovanimento di tutto il viso. A questa tecnica avanzata si aggiungono estratti da mandorle, frutti e zucchero che diventano acidi utilissimi per la pelle che oltre a subirne l’effetto levigante e compattante, si trova sollecitata alla produzione di collagene. Tutto questo per ringiovanire e riconoscersi ancora. Per non cambiare i tratti del volto rendendoli ingessati e tutti uguali, ma esaltando l’n espressione togliendole però le ombre. Perché il viso e le sue tracce sono anche un po’ lo specchio dell’anima. Ne fa uno studio la fisiognomica, una disciplina pseudoscentifica che afferma di dedurre i caratteri psicologici e morali di una persona dal suo aspetto fisico, soprattutto dai lineamenti e dalle espressioni del volto. Il termine deriva dalle parole greche physys (natura) e gnosis (conoscenza) come la parola fisionomia, a cui però manca il retrogusto filosofico. Tra gli studiosi eccellenti si trovò Aristotele e per chiarire il concetto, nel 1675 Cristian Morals scrive in un suo testo una frase riassuntiva: “Poiché il sopracciglio spesso dice il vero, poiché occhi e nasi hanno la lingua, e l'aspetto proclama il cuore e le inclinazioni basta l'osservazione ad istruirti sui fondamenti della fisiognomica....spesso osserviamo che persone con tratti simili compiono azioni simili. Su questo si basa la fisiognomica”.
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