Ecco uno dei film più osannati, citati, votati, apprezzati e premiati della storia del cinema:
"Arancia Meccanica", di Stanley Kubrick, tratto dall'omonimo romanzo di Anthony Burgess (il titolo originale è Clockwork Orange).
Il film è uscito nel 1971, ha avuto 4 nomination all'Oscar ed è stato inserito dal British Film Institute nella lista dei
100 migliori film britannici di tutti i tempi.Per la verità la violenza esplicita che appare nelle scene di
Arancia Meccanica portò qualche critica e persino
la richiesta di censura di alcune sequenze o dell'intero prodotto. Da ricordare inoltre che, a seguito del film e da questo ispirati, alcuni gruppi di
delinquentelli giovanili cominciarono a conversare sullo stile di Alexander De Large e dei suoi compari (i Drughi).
Non sono un grande estimatore di Kubrik e, a parte lo splendido e innovativo
"Il Dottor Stranamore" (1963), tutto il resto della produzione del regista americano (naturalizzato britannico), mi sembra
macroscopicamente sopravvalutata.
Non c'è dubbio che abbia mostrato una enorme capacità di innovazione tecnica (basti pensare alla steady cam o l'illuminazione di Barry Lyndon), straordinaria padronanza della macchina da presa e la voglia di toccare argomenti interessanti. Ma
ritengo estremamente elementare il suo modo di comunicare contenuti, troppo sopra le righe il tono del suo racconto e la recitazione (vedi
Shining), è spesso scontato (l'antimilitarismo di
Full Metal Jacket), a volte noiosissimo e ripetitivo (vedi
2001 Odissea Nello Spazio), presuntuoso e morboso (
Lolita e
Eyes Wide Shut).
Arancia Meccanica, però, è forse il peggiore in assoluto. Assomma in sé le caratteristiche più negative dell'autore:
contenuto estremamente sfruttato (la tesi è che una società violenta non può pensare di correggere la violenza con la violenza, soprattutto psicologica): da un certo punto in poi noiosissimo e ripetitivo fino all'ossesso (da quando il protagonista viene ridotto ad uno zombie); rappresentato in maniera così enfatica da rendere non credibile quel poco che di credibile c'è nella vicenda;
incapacità di riportare le sfumature della realtà, come se ci trovassimo in un brutto fumetto per adolescenti; recitazione al di là di ogni possibile descrizione; nessuno slancio tecnico come invece avviene in altri suoi film.
L'unica nota positiva è la colonna sonora che in qualche modo rende il tutto lievemente meno datato e inguardabile.
Chi non l'avesse visto, prima o poi se lo ritroverà schiaffato in televisione, visto che ormai è solo sconsigliato al di sotto dei 14 anni.
Io lo sconsiglierei anche al di sopra di quell'età...