E' vero, non sarà Pasolini, Visconti o Rossellini. La sceneggiatura è semplice, non pretenziosa, abbastanza autocelebrativa, considerato che è in linea retta con il libro scritto dallo stesso regista. Ma, se preso senza troppe aspettative, è un film simpatico. E Raoul Bova è semplicemente strepitoso. è la storia di Alessandro Belli, Bova appunto, creative manager di un’agenzia pubblicitaria, in crisi perché lasciato dalla sua compagna, che incontra, o meglio scontra con , una ragazza di diciassette anni, Niki, interpretata da Michela Quattrociocche, giovane attrice alle prime (primissime armi), con cui intreccia una relazione. Squallido? Banale? Forse. Dipende da come una storia viene raccontata. Si, perché se si trattasse di una classica e desolante liason tra un uomo ed una ragazzina, sarebbe tutto alquanto scontato e non lascerebbe nulla. Ma qui no. Qui Moccia crea un parallelismo tra la freschezza, la ricerca dell’amore vero, puro, perfetto, misto al disincanto innato proprio delle nuove generazioni, di una ragazza alle prese con la maturità, le amiche, la vita; e le paure, il desiderio mescolato a terrore di gettarsi senza rete, le paranoie sui tanti anni di differenza, gli amici in crisi di mezza età, di un uomo di trentasette anni, che, senza essere immaturo, sente di aver ancora molto da poter dare e ricevere. Gli attori “ adulti” sono abbastanza convincenti e naturali (bravo Bova e strepitoso Francesco Apolloni nei panni dell’amico “assatanato” di Alessandro), le ragazze non del tutto convincenti, ma sicuramente la protagonista, bellissima, ha tutte le carte per poter crescere. Un film che non fa riflettere, non lascia messaggi subliminali e profondi, non ci fa pensare al significato profondo della vita. Ma nella sua ora e mezza di durata regala un pezzettino di sogno…perché chi è che non cerca l’amore, quello puro, perfetto, sublime, che non ha età? Alessia Nuciari
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