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 ...A PROPOSITO DI TOMMY

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V I S U A L I Z Z A    D I S C U S S I O N E
fraleric Inserito il - 16/03/2007 : 11:02:55
Signore, signori, scusate se, come si dice in gergo, entro a gamba tesa nel vostro bellissimo forum, mi presento: sono Rita, da Terni, e sono qui per farvi un invito, un invito che a persone attente come voi non può sfuggire: un anno fa il nostro paese, il nostro bel paese, veniva segnato da una fra le più brutte vicende degli ultimi dieci anni almeno, il rapimento e l'omicidio del piccolo Tommaso Onofri: a distanza di un anno la famiglia pian pianino sta raccogliendo i cocci, per quanto ciò possa essere possibile dopo una tragedia simile,e, supportata da tante e tante persone, mamme e papà come me, come voi, profondamente colpite (anche se forse sarebbe più corretto dire straziate) da quanto successo, ha deciso di far sentire la propria voce, la voce delle vittime : nel sito www.tommynelcuore.it , all'interno del forum, troverete una sezione denominata "Proposta di legge per il contenimento del crimine violento": venite a leggere e soprattutto a discutere con noi sull'opportunità e la necessità di cambiare questo nostro sistema che troppo spesso tutela Caino dimenticandosi di Abele, e ignora il valore della vita di bimbi innocenti.
Spero con tutto il mio cuore di mamma di tre bimbi di leggervi numerosi, perchè quello che è successo al piccolo Tommy , a Youssef (quanti altri ancora?) non debba accadere MAI PIU'.
Un abbraccio a tutte.


Oggetto: IERI, IN VIA DEL TRAGLIONE.....

Ieri mattina eravamo lì, io , Cate, Vit, Pippi con i suoi palloncini, e , chi prima, chi dopo, anche gli altri ragazzi del forum, in un peregrinare silenzioso, in QUEL POSTO LI'....quel fazzoletto di terra visto tante volte in TV, pensato e immaginato nei miei momenti più tristi ....
C'erano i bimbi di Barbara che giocavano e ridevano alla vista dei pupazzetti lasciati vicino al nostro abete, quello addobbato per Natale, ieri però spoglio e triste, orfano pure delle ranocchiette luminose rubate dai soliti ignoti nei giorni scorsi...
Sentivo i bimbi ridere e non riuscivo a distogliere lo sguardo da quel paletto, piantato lì e ancora avvolto dal nastro della polizia scientifica, e pensavo al mio bimbo che lì sotto è rimasto per un mese intero e a cosa poteva aver fatto per aver meritato uno scempio tale...
Non mi è arrivato l'eco delle sue risate in mezzo a quelle degli altri bimbi, per quanto mi sforzassi, non sono riuscita a sentirlo....
Solo non dimenticherò mai più quel pugno di terra, lievemente imbiancato, col suo freddo paletto di legno infilato ....
Quel paletto ora è virtualmente affondato nel mio cuore, nella mia anima, nella mia coscienza.....NON PUO' FINIRE COSI'.

Un bacione dietro al collo, piccolo guerriero !
_________________
TOMMY FOREVER
12   U L T I M E    R I S P O S T E    (in alto le più recenti)
fraleric Inserito il - 05/10/2007 : 21:53:18
PARMA: IL PROCESSO.
Sono circa le 09,40 quando con un lieve ritardo entra la Corte e l’aula, già gremita, si riempie di almeno un’altra decina di persone, tra Giudici e Giuria popolare.
Nell’enorme gabbia di metallo una figura vestita di azzurro pallido mastica a bocca aperta un chewing-gum, guardando in direzione dei propri legali.
Dalla sua parte una serie di avvocati e di periti sufficienti a formare una squadra di calcio.
Sul lato destro della sala invece i due legali ed il pubblico ministero.
A loro il compito di difendere le vittime. A loro l’arduo tentativo di non far sembrare anacronistica la scritta che sta posta in alto, davanti a tutti, sotto ad un enorme crocefisso che dà l’idea di averne già sentite abbastanza:
“la giustizia è amministrata in nome del popolo”.
Al mio fianco l’anziana signora prende posto goffamente ma da lì non si sposterà per le seguenti dieci ore. Si è alzata presto ed è qui per stare al fianco di chi “ha sofferto in un modo inconcepibile”, lei mamma e oggi nonna, i cui capelli bianchi tradiscono una saggia anagrafe conosce il valore della solidarietà, ma anche della disillusione. “Non le pare tutta una presa in giro?! Certo che se li mettono fuori quelli lì c’è da fare una rivoluzione”.
Un bimbo si aggira per l’aula, quindi prende posto vicino alla propria madre chiamata per prima a testimoniare. Le sale idealmente in braccio e la accarezza. Lei forse se ne accorge, credo siano i momenti in cui le lacrime le si fermano e la voce riprende, decisa, nel racconto.
Quel bimbo si chiama Tommaso Onofri e questo è il processo contro i suoi assassini.
Paola Onofri prende posto nella sedia davanti alla Corte. Per più di tre ore dovrà ricordare, raccontare, rispondere a domande ricche di dettagli, “che colore, che ora, quanti minuti, cosa disse, sinistra o destra”. Ma allo stesso tempo dovrà scendere le scale che portano all’Inferno, vedere la propria vita cambiare per sempre e perdere, in pochi istanti il proprio bambino.
Il racconto di quella sera fa male. La signora al mio fianco piange, spesso. Una giurata si sente male e bisogna sospendere il processo per almeno 20 minuti. Che riprende ancora con Paola, la quale racconta dei delinquenti entrati in casa, del pugnale e della pistola puntata alla testa di Tommy, del suo fratellino che urla e che lei abbraccia forte per paura che reagisca e gli facciano del male. La voce si incrina, poi si riprende e riparte trovando una forza che solo pochi hanno, o forse molti, soprattutto se genitori, costretti a vivere un momento così, in un contesto così.
Aveva la febbre quella sera il piccolino e la mamma cercava di farlo mangiare.
“Mamma, papà, tata, ciao” le sue prime paroline, semi di un vocabolario che non germoglierà mai, ma finirà sotto una coltre di foglie marce in un lungo buio e freddo, ai margini di un fiume.
Si commuove Paola quando deve riconoscere, nuovamente, i vestitini indossati da Tommaso quella sera. Guarda le foto e piange, riconoscendo quel che resta della tutina azzurra come i suoi occhioni, che il papà gli aveva messo dopo averlo lavato e preparato per la cena.
Per un attimo te lo immagini. Quel dolce viso simpatico, attira coccole, infagottato nel suo bel pigiamino profumato, mentre aspetta la cena seduto nel seggiolone colorato, giocando col fratellino. Prima del temporale. Prima del buio.
Quando finisce l’interrogatorio Paola è stremata, esausta, eppure potrebbe cominciare tutto da capo, potrebbe risedersi ed affrontare altre ore, altre domande, altri fantasmi. E’ la forza di una madre.
La forza di Tommy.
Mentre un’altra donna, madre pure lei, da dietro le sbarre ascolta tutto, senza tradire mai alcuna emozione, non dico di dolore, fosse pure di rabbia. Nulla. Il vuoto dell’anima.
Due testimoni sfilano poi davanti ai Giudici. Forse per la paura, forse per altro, negano le dichiarazioni fatte o si confondono, alternando una lunga sequenza di non ricordo, che porterà uno dei due ad essere denunciato dal Pm per falsa testimonianza.
Nel pomeriggio è la volta di Paolo Onofri. Dopo aver aspettato per quasi sette ore dentro l’angusta stanza dei testimoni, senza aver toccato cibo, il papà di Tommy si siede davanti alla corte.
Anche per lui ore di interrogatorio, ore di domande, spesso ripetute più volte, nel vacuo tentativo di una contraddizione, un errore, che ovviamente non arriverà mai. Anche lui viene obbligato a ripercorrere minuto per minuto la sera del 2 marzo del 2006, lui che viene legato a terra, lui che quando vede sfilare Tommy dal seggiolone fa di tutto per liberarsi. E’ chiaro, diretto, preciso, lucido. Anche lui come la moglie mostra una forza enorme. Raccoglie tutte le energie che ha e se le gioca sul tavolo del Tribunale, per restituire dignità a quel bimbo violato, sul cui corpo si buttarono i suoi carnefici con una violenza indicibile, forse per diversi minuti. Una rabbia ingiustificabile, ché giustificabile non lo è mai quando si tratta di innocenti.
Mentre si racconta i parenti di uno dei delinquenti ridono poche file più in là, nello spazio riservato al pubblico. Scuotono la testa e ridono.
Coerentemente con il loro essere.
Quando entra in aula lo zio di Tommy sono quasi le 19 di sera.
Anche il suo racconto è diretto e chiarissimo. Si commuove però quando ricorda di essere andato con il medico pediatra a riconoscere il piccolo in obitorio, si commuove e si arrabbia, per quello che ha visto, per com’era Tommy, il suo Tommy…..
L’anziana signora congiunge istintivamente le braccia e le porta al cuore. Umile e silenziosa preghiera per un’anima che rieccheggia, dentro questa grande aula, assediata da curiosi, sciacalli, ma anche da tante tantissima gente che non vuole dimenticare. E che chiede solo un po’ di Giustizia, in un mondo che la Giustizia pare aver dimenticato.
Il processo continuerà con almeno due udienze a settimana. In chiusura il giudice segnala che Alessi, uno dei carnefici ha deciso che non presenzierà mai in aula. Nel frattempo la moglie, annoiata, si prepara a rientrare in carcere. L’ultima mossa spetta proprio al suo legale il quale chiede di poter sentire in aula anche il fratellino di Tommy, Sebastiano. A cui far rivivere quella serata. Magari chiedendogli di soffermarsi sui dettagli, certi particolari, d'altronde è così che va in questo paese. E non è forse scritto qui:
“la giustizia è amministrata in nome del popolo”?

http://noiperlagiustizia.forumfree.net/

fraleric Inserito il - 22/09/2007 : 13:25:01
[quote]Originariamente inviato da fraleric

http://www.linformazione.com/archiv...2_PR2209.pdf



si parla di giustizia e di certezza della pena che non c'è: ieri ero lì, anche io, leggete l'articolo in fondo a sinistra.
[/quote]
fraleric Inserito il - 22/09/2007 : 13:13:43
http://www.linformazione.com/archiv...2_PR2209.pdf



si parla di giustizia e di certezza della pena che non c'è: ieri ero lì, anche io.
fraleric Inserito il - 31/07/2007 : 23:56:59
[quote]Originariamente inviato da redblog

Fino a quando viene scagionato il logista , fino a quando invece di 20 anni di galera non si infliggono a queste "persone" 20 anni di torture per fargli ricordare ogni giorno della loro vita ciò che hanno fatto, questo paese, questo mondo, sarà prigione per tutti noi. Questa sentenza non ha definizioni. Questa sentenza mostra, ancora una volta, a che punto la nostra società è malata. Malata di qualcosa di oscuro. L'oscurità della giustizia e della dignità.

[/quote]


con me sfondi una porta aperta....lo stato non tutela più i suoi cittadini, ci stiamo battendo per questo.
redblog Inserito il - 25/07/2007 : 09:58:18
Fino a quando viene scagionato il logista , fino a quando invece di 20 anni di galera non si infliggono a queste "persone" 20 anni di torture per fargli ricordare ogni giorno della loro vita ciò che hanno fatto, questo paese, questo mondo, sarà prigione per tutti noi. Questa sentenza non ha definizioni. Questa sentenza mostra, ancora una volta, a che punto la nostra società è malata. Malata di qualcosa di oscuro. L'oscurità della giustizia e della dignità.
fraleric Inserito il - 19/07/2007 : 15:14:31
Le parole di Paolo Onofri:
«La sentenza è questa...»
Nel giorno delle sentenza arriva anche Paolo Onofri.
Un caso,dice lui,«dovevo essere a Bologna per
questioni di lavoro e non ho resistito.No,mia moglie
non è venuta,ha scelto di restare a casa».
Dunque alle 10 e trenta,un’ora dopo l’inizio dell’udienza
finale,Onofri fa il suo ingresso nel palazzo
della procura.E’teso,e in aula non entrerà mai anche
se potrebbe farlo.Staziona tra il corridoio e la
macchinetta del caffè limitandosi a strappare
qualche informazione al suo avvocato.«A che punto
siamo»,chiede quando la camera di consiglio è
agli sgoccioli.Alla fine ascolta la sentenza del giudice
e si butta fuori dal palazzo.Alle telecamere
concede poco,ed è comprensibile: c’è l’assoluzione
di un imputato che i magistrati avevano indicato
come l’organizzatore del sequestro di suo figlio.La
reazione è contenuta,ma qualcosa sottintende:
«Ci rimettiamo alla giustizia – taglia corto davanti ai
microfoni che lo tallonano – La sentenza questa
è…».Quando si stacca dalla ressa sembra non
sentire più le domande che gli piovono addosso.
Avanza a rapide falcate per raggiungere la moto,
parcheggiata a qualche metro dall’ingresso della
procura.Un tragitto senza altre parole,nulla da
scorgere nemmeno dagli occhi,protetti sotto i soliti
occhiali scuri.Non c’è nemmeno la sigaretta,perennemente
tra le labbra durante i giorni dell’incubo.
Paolo Onofri sale su una Honda,infila il casco e
se ne va.Alle spalle si lascia quello che è solo il primo,
e forse il meno duro,capitolo del processo per
la morte del suo bambino.Ci sarà altro orrore da
affrontare,se ne avrà lo stomaco,nel tribunale della
sua città.Quando alla sbarra arriverà Mario Alessi,
il muratore che a Raimondi – stando al racconto
dell’ex pugile – diceva: «Vedrai che lo chiederà a
me,di andare a consegnare il riscatto».



...................................


fraleric Inserito il - 18/07/2007 : 22:34:05
grazie della puntualità manight.
sono ormai due giorni che di là stiamo sulle spine...e alla fine il risultato è stato questo, SOLO questo.

Dove stiamo andando ?

non aveva neanche 18 mesi...
manight Inserito il - 18/07/2007 : 15:56:34
http://www.tgcom.mediaset.it/cronac...371311.shtml
http://www.tgcom.mediaset.it/cronac...371313.shtml
fraleric Inserito il - 27/06/2007 : 15:20:19
lETTERA SPEDITA AGLI ONOREVOLI CASINI E CESA IL 20 GIUGNO 2007
Di G.A. Coffari)

IL TESTO CHE SEGUE E' UNA LETTERA SPEDITA AGLI ONOREVOLI CASINI E CESA IL 20 GIUGNO 2007.

Ho sollecitato più volte alle rispettive segreterie politiche una risposta o una presa di posizione pubblica, risultato: IL SILENZIO. Leggete e giudicate da soli...

All’Onorevole Pierferdinando Casini All’On. Lorenzo Cesa - Segretario Politico dell’UDC Egregio Presidente Casini, egregio onorevole Cesa,

sul quotidiano “Il Giorno” del 14 giugno 2007 a pag. 21 è apparso un articolo a firma dell’onorevole Carlo Giovanardi nel quale lo stesso annuncia che ha presentato una “interpellanza urgente” al Presidente del Consiglio all’indomani del Convegno “I segni nell’abuso sessuale sui minori. Fantasia o realtà.” Organizzato a Milano nei giorni 8 e 9 giugno dall’associazione “IAD Bambini Ancora ONLUS.

In particolare l’interpellanza, che appare peraltro rivolta al Ministero della Giustizia, secondo quanto c’è scritto nell’articolo, è finalizzata a conoscere quale credibilità scientifica possa avere l’Associazione “Iad Bambini Ancora”, inoltre l’onorevole Giovanardi contesta, senza cognizione di causa, i dati sull’abuso sommerso che sono stati forniti da alcuni relatori intervenuti al Convegno definendoli “incredibili” e affermando che "dispiace che qualcuno abbia preso per buoni questi dati, utili soltanto ad alimentare una psicosi collettiva, che rischia di moltiplicare casi come quelli di Rignano Flaminio. "

L’onorevole Giovanardi conclude ponendo un’altra domanda: quale giro d’affari si nasconde dietro chi ha l’interesse alla moltiplicazione di incarichi professionali e di consulenze affidate ai cosiddetti esperti, i soli, a loro dire, in grado di distinguere la realtà dalla fantasia? L’ultima parte dell’articolo testualmente dice che “l’esperienza purtroppo dimostra che troppe volte questi famosi esperti lo sono soltanto nel curare i loro interessi professionali e soprattutto .. capaci di diffondere dati che qualsiasi persona di buon senso capisce essere totalmente fuori dalla realtà.”

Diamo una risposta chiara, precisando che i dati sul fenomeno della “violenza sessuale sommersa” a danno di bambini, purtroppo lungi dall’essere “totalmente fuori dalla realtà” sono stati diffusi da alcuni relatori presenti al Convegno fra i quali il prof. Pellai, che lavora presso il dipartimento di sanità Pubblica all’Università di Milano, che ha fatto la prima ricerca in Italia e l’avv. Girolamo Andrea Coffari, che è presidente del Movimento per l’Infanzia, il quale ha condotto, insieme all’associazione Sos Infanzia e all’associazione Etica 2001, due ricerche sulla violenza sommersa.

Inoltre tali dati sono contenuti nel rapporto CENSIS del 16 luglio 1998 “Sfruttamento sessuale e minori: nuove linee di tutela”, che è largamente conosciuto, almeno da chi ha a cuore la tutela dei minori. Le ricerche, condotte rispettando rigorosi principi scientifici e metodologici, consistono nella somministrazione di questionari anonimi a ragazzi delle scuole superiori; i campioni analizzati sono nell’ordine delle migliaia di individui. I dati resi pubblici sono in linea con quelli ottenuti da ricerche analoghe condotte sia negli Stati Uniti che in Europa (a titolo esemplificativo: ricerca di Diane Russel Nord America 1983; Kelly, Regan e Burton, Gran Bretagna 1991; prof. Jérome Laederach, Università di Ginevra 1999; prof. Pellai, Università di Milano, 2001 e 2006; Sos Infanzia (Movimento per l’infanzia) ricerche 2005 e 2007) e riportano una percentuale che varia fra il 10% e il 15% di popolazione infantile che subisce abuso sessuale.

Il tentativo compiuto dall’onorevole Giovanardi – purtroppo non il primo - di screditare lo sforzo imponente che si sta cercando di realizzare per capire, anche in Italia, quanto sia realmente diffuso il fenomeno della violenza sessuale sui bambini e quanto sia necessario opporsi, non solo appare del tutto ingiustificato e privo di qualsiasi fondamento e ragionamento scientifico, ma di fatto protegge i pedofili che, nell’ombra, continuano ad abusare dei bambini in tranquilla sicurezza, negando alle piccole vittime perfino la speranza di potere un giorno essere assistite e tutelate dalla comunità.

In un mondo ove si contano almeno dieci milioni di bambini usati per il turismo sessuale e proprio nei giorni in cui si ha la dissennatezza di celebrare il giorno dell’orgoglio pedofilo, l’onorevole Giovanardi attacca indiscriminatamente proprio le associazioni che difendono i bambini; tale comportamento, in assenza di chiarimenti, non può che essere interpretato come una chiara indicazione politica e culturale contro i bisogni, gli interessi e i diritti dei bambini e lascia sbigottita l’intera comunità.

Relativamente infine al tentativo di Giovanardi di screditare le associazioni che da anni convogliano e organizzano le migliori risorse professionali ed umane a favore dei bambini, chiedendo quale sia il “giro d’affari” che si nasconderebbe dietro esse, è necessario precisare: - che le associazioni sono senza scopo di lucro, - che di esse fanno parte persone che hanno speso e stanno spendendo, nel volontariato, la propria esistenza per promuovere una cultura a favore dell’infanzia, - che i bilanci delle associazioni che l’onorevole Giovanardi attacca dissennatamente, oltre che essere trasparenti, vedono budget annuali che corrispondono mediamente a quanto egli percepisce solo in un mese per rappresentare in parlamento gli interessi dei cittadini, e soprattutto dei più deboli, come sarebbe suo dovere.

Dette associazioni rappresentano un irrinunciabile patrimonio umano ed etico per la nazione; di esse fanno parte molti cittadini che hanno pagato in prima persona lo sfregio della violenza subita in età infantile; i professionisti che lavorano e si occupano dei diritti dei bambini che hanno partecipato al Convegno o che collaborano con le associazioni firmatarie di questa missiva, non solo spesso forniscono prestazioni gratuite, per senso di solidarietà, verso le vittime in stato di bisogno, sostenendo con il proprio tempo e le proprie risorse chi dovrebbe essere sostenuto invece dallo Stato, non solo sono esperti di sicuro spessore scientifico che praticano la loro professione con un profondo senso etico, ma rappresentano, ancora una volta, un irrinunciabile punto di riferimento per coloro che intendono promuovere una cultura “dalla parte dei bisogni e dei diritti dei bambini”.

Il vero “giro di affari” potrebbe essere scoperto dall’onorevole Giovanardi se calcolasse le ore spese a lavorare gratuitamente a favore dei bambini da parte dei volontari delle associazioni ma anche da parte dei professionisti sensibili al tema del disagio infantile. Attaccare dissennatamente alimentando, senza apparente motivo, né elementi scientifici, né prudenza, né ragione, sospetti sulla professionalità di chi spende la propria vita, con passione e correttezza, a favore dei bisogni e dei diritti dei bambini significa cercare di mettere a tacere le impellenti esigenze di tutela, di ascolto, di attenzione, di trasparenza, di garanzia a favore dei minori: significa, nei fatti, discriminare e penalizzare ingiustificatamente proprio i bambini. I firmatari di questa missiva restano allibiti davanti alle tesi offerte pubblicamente da Giovanardi, e trovano doveroso, in primo luogo, chiedere ai destinatari, il Presidente onorevole Casini e l’onorevole Cesa, segretario politico dell’UDC, di ponderare attentamente la posizione di un illustre esponente del loro partito: da essi auspicano una immediata e inequivocabile presa di posizione pubblica nei confronti dell’onorevole Giovanardi e, soprattutto, dei contenuti delle sue dichiarazioni, inconciliabili con gli ideali portati avanti dalla sua area politica di riferimento.

I firmatari ritengono che esista una reale urgenza per tale risposta, resa maggiore dall’incredibile evento (il Boy Love Day) che sta per avvenire: per questo motivo sottolineano l’importanza che tale eventuale presa di posizione sia assunta prima del 23 giugno. Insieme offrono la loro disponibilità per un incontro a tempi molto ravvicinati, che serva a chiarificazione, riservandosi, in difetto, ogni legittima risposta pubblica.

In attesa di un riscontro inviamo i nostri migliori saluti. Inform-Azione Donna Bambini Ancora ONLUS Presidente: Maria Benigno Bruni Movimento per l’Infanzia Presidente: Girolamo Andrea Coffari SOS Infanzia Presidente: Graziano Guerra SOS Adolescenza Presidente: Amelia Izzo Etica 2001 Presidente: Gabriella Folliero Marcia degli Angeli Presidente: Luciano Paolucci Telefono Azzurro CAM Presidente: Emiliano Venditti Tagore Presidente: Luisella Padoan Telefono antiplagio Presidente: Giovanni Panunzio Fondazione Princesse De Cröy Presidente: Jan Boeykens I cammini aperti ONLUS Presidente: Pierpaolo Dutto
fraleric Inserito il - 03/04/2007 : 17:12:04
L'UNIONE FA LA FORZA:

[/quote


FORZA TERNANI !

fraleric Inserito il - 22/03/2007 : 18:19:02
VOGLIO FARVI UN INVITO:



fraleric Inserito il - 16/03/2007 : 11:03:57
DAL BLOG DI "PROMETEO"

PER NON DIMENTICARE: Un Anno dopo il rapimento di Tommaso Onofri.

Casalbaroncolo è una piccola frazione alle porte di Parma.
Poche case, di quelle “di una volta”, con l’aia polverosa e gli animali da cortile che razzolano liberi.
La strada che attraversa questa frazione passa attraverso la campagna, inseguendo rigagnoli e fossati ed obbligando così le auto, malgrado lo spazio disponibile, ad una percorrenza a senso alterno.
Lungo il fiume Enza il bosco si infittisce, coprendo la luce del sole in quelle giornate in cui la nebbia se n’è stata generosamente assente.
Ad ogni spiazzo sciatte prostitute di colore richiamano fin dalle prime ore del mattino clienti in cerca di facili contagi. Pochi metri dopo una stradina sterrata accompagna ad una radura che un gruppo di volontari sta cercando di ripulire, restituendo alla sacralità acquisita del posto anche una parvenza decorosa. Pulita. Rispettosa.
L’uomo alla mia sinistra si porta alla bocca l’ennesima sigaretta, quindi indicando un paletto conficcato nel terreno e coperto dal nastro della polizia scientifica dice: “quello è il posto esatto dove hanno trovato mio figlio Tommy, sepolto dal letame e dalle foglie marce”.
Accadde tutto un anno fa ma a pensarci bene sembra solo ieri.
Una normale, normalissima famiglia, padre, madre e due bellissimi bimbi ancora piccoli, insieme a due cani ed un gatto, una famiglia qualunque, da poco trasferita nella casa di campagna, da ristrutturare col tempo, arrabattandosi con le rate del mutuo ed i sacrifici che le stesse comportano, la famiglia Onofri, venne sorteggiata dal destino, dal fato, chiamatelo come volete. E’ quel qualcosa a cui bastano pochi istanti per cambiare per sempre il registro della tua vita. Toglierti dai binari e spedirti altrove, senza biglietto di ritorno, senza che tu abbia anche solo il tempo per chiedere una motivazione. Mario Alessi e Salvatore Raimondi, con la complicità di Pasquale Barbera e della moglie di Alessi, Antonella Conserva, progettano e realizzano il rapimento del figlio più piccolo degli Onofri, Tommaso. Dagli occhi azzurro cielo ed i capelli ricci e biondi, quasi un putto, già un angelo forse.
La storia la sappiamo tutti. Perché tutti l’abbiamo seguita da vicino. Con un espediente Alessi e Raimondi entrano in casa, immobilizzano i genitori e rapiscono il bimbo. Una delle due persone oltre al passamontagna ha un casco e non parla, forse perché è identificabile e non vuole farsi riconoscere. E’ la stessa persona che con una mano punta la pistola alle tempie del bimbo e con l’altra lo accarezza in volto.
Vicino al palo lasciato dalla polizia un totem di peluche, carico di pupazzetti e di disegni. La sua ombra dona la parola infanzia alla terra pregna del sangue di un innocente. Qui tra qualche giorno verrà inaugurata un grande stele, di marmo, “così pesante” dice il padre “che nessuno potrà toglierla”, con sopra un’immagine di Tommy e dei versi a lui dedicati.
Lo stesso posto presto verrà bonificato, magari per farci un giardino, portarci i bimbi per fare delle passeggiate, incontrarsi ed incontrare, permettendo così alla vita di riguadagnarsi lo spazio sottrattole un anno fa con l’atto peggiore che mente umana possa concepire.
La zia di Tommy lì vuole una panchina, “per parlare col suo adorato angioletto” ogni volta che ne sente il bisogno.
“Uno lo teneva fermo da dietro, mentre un altro con una pala lo colpiva violentemente in volto”.
Non si può ascoltare il racconto del padre senza pensare ancora alle immagini di Tommy entrate nelle nostre case. Tommy sul passeggino, mentre mangia la pappa, col costume di carnevale, con lo sguardo di chi ha fatto una birichinata. Sempre sorridente, sempre allegro. La violenza con cui il piccolo è stato ucciso non ha eguali ed i dettagli vanno rispettosamente omessi. E poi non aggiungerebbero nulla a questo orrore.
Casa Onofri è un porto di mare, a dimostrazione che vi sono tante persone cattive ma molte di più sono quelle buone. La volante della polizia che staziona perennemente fuori da qui, tiene alla larga curiosi e sciacalli, anche se ogni tanto qualcuno la fa franca, come quel noto prete assiduo frequentatore della Tv più che delle Chiese, il quale in piena emergenza si fece vivo non prima di aver convocato i fotografi. Purtroppo per noi per gente così c’è sempre un’isola dei famosi su cui approdare.
Dentro casa invece è un via vai di amici, molti dei quali incontrati a causa di questa tragedia ma per questo forza viva.
Paola Onofri ha una maglia bianca con un grande cuore rosso e la scritta Tommy nel cuore. Ogni gesto, ogni parola, ogni ricordo è per quel suo figlio che in quella dannata notte sedeva dove ora siedo io.
Sorride Paola e per tutti ha parole di forza e di aiuto. Quanto ai fantasmi ed al dolore solo lei sa fino in fondo quanto male facciano e quanto difficile sia tenerli a bada. E’ il dolore di una madre a cui hanno strappato il dono più grande.
Tutti noi dobbiamo a questa famiglia delle scuse. Li abbiamo sezionati, passati ai raggi x, giudicati.
Partendo dal padre Paolo. Gli confesso di averlo odiato, “e pure tanto” perché quando la notizia del ritrovamento di un Pc con immagini pedopornografiche emerse, in un certo qual modo mi sentii tradito. Tradito e ferito. Sembrava un ulteriore oltraggio verso quel bimbo rapito e facile quindi fu pensare che le cose fossero pure collegate.
Oggi quell’inchiesta è chiusa. Paolo ha patteggiato sei mesi, ribadendo però che le immagini non avevano come protagonisti dei bimbi seviziati ma delle modelle minorenni ma consenzienti, ed ha pagato per quello che definisce “un grandissimo errore”.
Chi ancora deve pagare invece sono gli aguzzini del figlio, in un’inchiesta che non ha ancora svelato quei lati oscuri che la attanagliano.
E mentre ogni singolo membro della famiglia ha subito più ore di interrogatorio di quante fino ad oggi non ne abbia sostenute Provenzano, lo stesso, forse, non si può dire degli aguzzini i cui ruoli sono ancora tutti da chiarire. In primis quello della moglie di Alessi, Antonella, la stessa che tenendogli la mano giurava davanti alle telecamere di pregare per Tommy e che suo marito ovviamente “non c’entrava nulla”. Seduta nei salotti bene della tv, con i capelli di fresco pettinati, invitava i rapitori a liberare il bambino, mentre probabilmente da qualche parte del suo corpo ancora riecheggiavano, calde, le grida di Tommaso. Catturato, spaventato, seviziato, ucciso. Penso a cosa può avere provato. Me lo immagino caricato a forza su di uno scooter con due individui dal viso coperto, mentre nel buio si allontana.
Sullo sfondo sempre più piccola la luce di casa. Mente il cuore dei genitori e del fratellino battono all’impazzata, tra paura e dolore. Vorrei avere la macchina del tempo, catapultarmi lì, toglierlo dalle sgrinfie degli aguzzini e scusarmi con lui. Per l’inutile turbamento. Ora torniamo a casa piccolo, finiamo la pappa e giochiamo con la spada che ti piace tanto ed il tuo fratellino, calmando anche lui per il brutto spavento. Mentre gli uomini neri resteranno chiusi per sempre, là fuori dalla porta.
“Al funerale di Tommy vennero quasi 60mila persone, da non crederci come sia tanto amato” dice commosso Paolo Onofri, mentre organizza per il 01 aprile una grande marcia che riempirà Casalbaroncolo di gente da tutta Italia. Ma che Tommy non se ne sia realmente mai andato non lo dimostrano solo i ricordi, le fotografie, i suoi giochi sparsi per casa. Lo dimostrano i fatti che grazie al suo sacrificio oggi vengono raggiunti.
Con la neonata Associazione Tommy nel Cuore (www.tommynelcuore.org) gestita direttamente dai genitori dato che durante i giorni del rapimento e della successiva scomparsa chi la creò pensò bene di farsi più i propri che gli altrui affari, oggi vengono aiutati tanti bambini. “Si sceglie di volta in volta un singolo progetto, portandolo poi a compimento. Ora è la volta di Roberta, 12 anni, affetta da una malattia rara che in quanto tale le impedisce di avere l’aiuto necessario. Roberta è nata con una patologia che le ha bloccato lo sviluppo del ventricolo sinistro. Servono tantissimi soldi per l’operazione che si terrà prima dell’estate negli Stati Uniti e sul sito di Tommy c’è direttamente il conto corrente della mamma di Roberta che ogni euro che riceve spedisce subito ai medici negli Usa, ultima speranza di vita per la sua piccola”. A giorni inizierà anche il processo. Davanti ai coniugi Onofri sfileranno non solo gli ultimi dodici dolorosi mesi, ma anche i demoni che hanno cancellato il loro futuro. “Per loro non proviamo odio, ma solo indifferenza” dicono all’unisono, “perché l’odio è un sentimento mutevole e potrebbe trasformarsi, l’indifferenza no”, è forte come il granito che ricorda Tommaso in una squallida piazzola.
Col processo torneranno le telecamere. E certi folli paradossi. “Scoprimmo del ritrovamento del cadavere di mio figlio dalla Tv. Quando il magistrato venne a darci la notizia, mia moglie era già sotto valium”.
Anche per questo dovremmo scusarci con loro.
E promettergli che non li lasceremo soli. Mai. Aiutandoli a dare un senso al sacrificio del proprio piccolo, il cui cuore, se bene ascoltiamo, ancora batte dentro le mura di questa casa. E nelle case di milioni di italiani, dove altrettanti Tommy ora ricevono il bacio della buona notte e vanno a letto.
La nebbia che scende su Parma avvolge tutto. Coscienze e strade.
La radura è ancora più tetra, mentre una coppia di pervertiti, cacciati dai vigili, cerca di trastullarsi proprio a pochi passi dal posto dove l’anima di Tommy ha lasciato il suo corpo.
Dallo stereo dell’auto Renato Zero canta: “oltre il tempo, l’amore ha vinto” e chiude così un incontro con una famiglia che mai dimenticherò.

Massimiliano Frassi
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